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Riempiamo il consiglio comunale

  • Immagine del redattore: ispra cresce
    ispra cresce
  • 27 apr
  • Tempo di lettura: 4 min


Uno degli strumenti che abbiamo come opposizione per fare il nostro lavoro – cioè controllare l’operato dell’amministrazione e provare a dare impulso all’azione amministrativa – è molto semplice: fare domande e avere risposte.


Domande puntuali tramite cui chiedere chiarimenti, chiedere documenti, chiedere conto di quello che viene fatto. Questo si traduce anche in interrogazioni e interpellanze: in qualità di consigliere e consiglieri le scriviamo, le depositiamo chiedendo una risposta, orale o scritta. Non è solo una questione tecnica, ma una delle basi del funzionamento di un consiglio comunale.


Nel nostro comune, però, questa base è incerta. Non esiste un regolamento sul funzionamento del consiglio comunale – come minoranze lo stiamo chiedendo da mesi – e quindi non ci sono procedure chiare sulle modalità con cui le nostre domande possono approdare in consiglio comunale ed essere affrontate. C’è, di fatto, quello che decide il presidente del consiglio comunale, che nel nostro caso coincide con il sindaco.


Tra le cose certe c'è quanto stabilisce il Testo Unico degli Enti Locali, cioè la norma che disciplina il funzionamento dei comuni. L’articolo 43 dice che alle interrogazioni deve essere data risposta entro trenta giorni. Trenta. È scritto nero su bianco.


Peccato che a Ispra questa regola, nella pratica, non venga rispettata.


All’inizio del mandato Di Spirito qualche risposta arrivava, spesso in ritardo ma arrivava. Da circa un anno, invece, capita sempre più spesso che interrogazioni e interpellanze restino senza risposta. Come se la domanda non esistesse. Come se ci fosse un qualche “diritto” a stare al di sopra – o al di fuori – delle regole.


Ho provato a fare due conti, anche per capire se fosse solo una mia sensazione. Dal 2024 il gruppo Ispra Cresce ha presentato tredici interrogazioni e richieste di accesso agli atti. Solo un paio hanno ricevuto risposta nei tempi previsti; molte sono arrivate in ritardo, anche di mesi. Negli ultimi tempi, però, le risposte sono proprio sparite.


Abbiamo chiesto aggiornamenti sul nuovo cavalcaferrovia e sui lavori di AlpTransit: i lavori sono iniziati, ma noi siamo ancora qui ad aspettare. Un’interrogazione sulla pista di atletica del luglio 2025 non ha avuto seguito. Scaduto anche il termine per le interrogazioni su Infopoint e palestra nell'area ex Leva, che abbiamo portato avanti con Ispra per Tutti.


Non va meglio agli altri gruppi di minoranza – con i quali da mesi chiediamo un regolamento sul funzionamento del consiglio comunale… l’ho già scritto? Ops… – che si trovano nella stessa situazione, con interrogazioni, anche del 2024, mai evase.


Questo non è corretto, da nessun punto di vista. Non è solo una polemica da addetti ai lavori. Se le interrogazioni non ricevono risposta, il consiglio comunale smette di avere un ruolo di controllo e smette anche di essere il luogo dove si discute e si chiarisce.


Inevitabilmente, infatti, il confronto si sposta fuori. Sui giornali, nei comunicati, sui social. Non perché sia una scelta migliore, ma perché diventa quasi l’unico modo per far emergere una questione. Spesso non serve nemmeno a ottenere risposte credibili, ma è quello che ci resta.


Stare in consiglio comunale a Ispra, oggi, non è semplice. Non lo è nei tempi, non lo è nei modi, non lo è nel tipo di confronto che si riesce ad avere.


L’ultimo consiglio, quello sul bilancio preventivo del 26 febbraio, è stato – per come si è svolto – un momento difficile, anche da vivere in prima persona. Non tanto per il merito delle questioni, ma per l’impossibilità di avere un confronto normale. Un confronto normale per me è quello in cui a una domanda segue una risposta, magari anche in disaccordo, magari forte, ma almeno nel merito. Non un fluire continuo di recriminazioni, spesso più utili a sviare che a chiarire (ne abbiamo parlato qui).


È abbastanza faticoso e sì, a volte viene da chiedersi che senso abbia. Tanto che, lo ammetto, la tentazione di alzarmi e uscire mentre leggevo – disturbata – la dichiarazione di voto di Ispra Cresce l’ho avuta. Ma continuo a credere molto nel valore di questo organo che rappresenta la collettività locale e, insieme a sindaco e giunta, costituisce uno degli organi di governo dell’ente.


Ma più ci penso, più mi sembra che ci sia un altro problema: quell’aula si sta svuotando. Non solo nel suo ruolo, ma anche fisicamente. Vuoi perché fare consigli comunali alle sette di sera non facilita la partecipazione, vuoi perché temi pur importanti come il bilancio sembrano trattati apposta per annoiare e non far capire nulla ai pochi presenti – anche se i modi per spiegarli ci sarebbero (vedi il “bilancio spiegato facile”, lo trovate qui).


Un consiglio comunale vuoto fa molta differenza. Perché quando un luogo pubblico resta vuoto, tutto quello che succede al suo interno diventa più facile da ignorare, più facile da spingere ai margini, più facile da far passare per normale anche quando normale non è.


Per questo mi sento di rivolgere a tutte e tutti un invito. Non importa chi avete votato, non importa il vostro colore politico: se potete, se riuscite, soprattutto quando si parla di cose come i soldi, di come saranno spesi o sono stati spesi, partecipate.


Proviamo a riempire quell’aula. Per ascoltare. Per vedere. Per farsi un’idea propria, che non sia il racconto di un racconto di un racconto – quel telefono senza fili che, alla fine, altera tutto.


Perché certe dinamiche si capiscono davvero solo stando lì. E perché un consiglio comunale pieno è più difficile da svuotare di valore e contenuto.

 
 
 

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