Ex Leva: sulla palestra serve una scelta
- ispra cresce
- 26 mar
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Sull’area ex Leva da mesi ci sentiamo dire le stesse cose. Poche e sempre uguali. Oggi però un punto è chiaro: la nuova palestra delle associazioni non è più bloccata da problemi tecnico-giuridici, ma da una questione economica e politica. Se ci sono “valutazioni” in corso, sono di questa natura.
Sin dall’inizio il sindaco Rina Di Spirito e la sua maggioranza hanno parlato di criticità, verifiche, approfondimenti. Una fase che aveva una sua ragione: il procedimento urbanistico legato al Programma Integrato di Intervento (P.I.I.) ex Leva presentava elementi delicati, ma questo passaggio è stato superato.
E allora la domanda cambia: non più se la palestra si può fare, ma perché non si sta facendo.
In questo quadro entrano in gioco le valorizzazioni economiche. Con l’approvazione del P.I.I. alle fine del 2022 era stato definito un equilibrio preciso: il privato realizzava il proprio intervento e, in cambio, anche opere pubbliche con un valore economico stabilito all’interno della convenzione (per la palestra oltre due milioni).
Quell’equilibrio era già stato calcolato, approvato e messo nero su bianco nella convenzione. Il responsabile dell’area tecnica e responsabile unico del procedimento, in Consiglio Comunale (deliberazione n. 16 del 12/06/2025), ha però chiarito che
«con l’approvazione del progetto [della palestra, nel maggio del 2024 ndr] debba essere verificata la congruità della stima economica, trattandosi di valutazioni di natura tecnica proprie dell’equilibrio dell’intervento».
Secondo l’Amministrazione, il valore della palestra si potrebbe rivedere applicando i nuovi criteri regionali per la valutazione economico-finanziaria degli interventi urbanistici che erano stati introdotti dalla Regione con la DGR 7729 del 28 dicembre 2022 (qualche giorno dopo l'approvazione del P.I.I in consiglio comunale).
È su tali presupposti che si è aperta la fase attuale, ormai in corso da nove mesi. Si sta rimettendo in discussione un equilibrio già definito, si stanno rifacendo i conti dell’operazione. È anche per questo che la palestra oggi è ancora ferma (almeno da quanto ci è concesso sapere).
Per questo, con Ispra per tutti, abbiamo depositato un’interrogazione per chiedere all’Amministrazione di chiarire lo stato della rinegoziazione e quali siano gli elementi oggi in discussione.
C’è poi un elemento che non può essere ignorato: il tempo, che neutro non è mai. Se si decide di rinegoziare, si assume che il risultato possa essere migliore. Ma ogni mese che passa è un mese in cui un’opera pubblica resta indisponibile per la comunità. Se la questione è economica, allora anche il tempo diventa una variabile dell’equazione.
Nel frattempo, il sindaco continua a spostare l’attenzione su altro rispetto alle proprie responsabilità politiche e amministrative. Dopo quasi due anni, questo non è più accettabile. Continuare a ripetere sulla stampa – come ha fatto più volte – che la palestra “doveva già esserci” non corrisponde al vero. E lei lo sa bene, perché la convenzione la conosce.
Lo stesso responsabile dell’area tecnica del Comune e responsabile unico del procedimento ha chiarito ai consiglieri di opposizione, sempre nel consiglio comunale dedicato alla palestra, che nella convenzione urbanistica non è prevista alcuna data di inizio dei lavori e che il termine di attuazione è di cinque anni dalla sottoscrizione. La realizzazione è articolata per fasi (la palestra non era evidentemente prevista insieme al supermercato): sostenere il contrario serve solo a confondere le acque e a spostare l’attenzione.
Intanto l’area ex Leva si sta degradando sotto gli occhi di tutti. Spazi che dovevano essere riqualificati oggi sembrano quasi abbandonati. E qui la domanda è semplice: chi deve occuparsi del decoro? Se ci sono obblighi in capo al privato, vanno fatti rispettare. Se non vengono rispettati, è responsabilità dell’amministrazione intervenire. Il degrado non arriva da solo. Anche su questo abbiamo chiesto chiarimenti nell’interrogazione depositata.
Infine, resta la questione politica.
Se questa ulteriore attesa è davvero funzionale a migliorare l’equilibrio dell’intervento, allora deve produrre un risultato concreto per la comunità. In caso contrario, si dovra giustificare anche il mancato beneficio reale.
In ogni caso, il tempo trascorso ci pare ora sufficiente per aver maturato una scelta chiara. L’amministrazione può decidere di fare la palestra oppure no. A noi la scelta di non farla non piace, non la condividiamo, ma non è questo il punto. Le scelte non si tengono in sospeso così a lungo: si fanno, si spiegano e chi governa se ne deve assumere la responsabilità politica.


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