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Il bilancio spiegato facile (e ancora perché abbiamo votato no)

  • Immagine del redattore: ispra cresce
    ispra cresce
  • 2 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo votato contro il bilancio 2026-2028 perché non esprime una visione chiara di sviluppo per Ispra e si concentra su un’unica opera infrastrutturale senza dare molte spiegazioni e delineare un progetto complessivo riconoscibile.


Quando abbiamo chiesto alla Sindaca di tradurre i numeri in un’immagine di Ispra tra tre anni, di dirci cosa raccontano queste cifre in termini di visione, la risposta è stata più o meno: non ho la sfera di cristallo, tra tre anni vedremo.


Si chiama BILANCIO DI PREVISIONE… ed eravamo lì per quello. E la parola stessa lo dice: pre-visione.


Governare significa agire oggi per costruire il domani. Non si tratta solo di rincorrere le necessità; e non si tratta ovviamente di indovinare il futuro, ma di spiegare quale direzione si intende prendere. Non era una domanda difficile, era una domanda politica.


Ma il solito atteggiamento impulsivo della sindaca Rina Di Spirito, sempre all’attacco o sulla difensiva, ha tolto spazio alla possibilità – e al dovere – di spiegare ai cittadini le scelte individuate. Opportunità che hanno invece raccolto il Vicesindaco e alcuni Assessori cercando, almeno in parte, di entrare nel merito delle scelte. Per la prima cittadina, invece, è stata un’altra occasione persa: troppo presa a spostare sempre il centro del discorso, a imputare responsabilità ad altri, laddove sarebbe ora che iniziasse ad assumersene anche lei.


Ma ora proviamo a capire cosa racconta questo bilancio.

Immaginiamo che il Comune sia una grande famiglia. Nel 2026 questa famiglia deve gestire 6.911.463 euro (non proprio la famiglia media italiana…). Questi sono i soldi complessivi del bilancio di Ispra. Come tutte le famiglie, anche il Comune deve rispondere a tre domande molto semplici:

·      quanti soldi entrano

·      come li spendiamo

·      che futuro vogliamo costruire.

 

ENTRATE

Le entrate arrivano principalmente dalle tasse pagate dai cittadini (nel nostro comune si parla di circa 3 milioni di euro), dai trasferimenti dello Stato, dai servizi comunali e dai risparmi accumulati negli anni precedenti. Ed è qui che entra in gioco una parola tecnica che vale la pena spiegare: avanzo vincolato.


Proviamo a capirlo con un esempio.

Immaginiamo che la nonna dia 5.000 euro a mamma e papà dicendo: «Questi sono per l’università dei ragazzi. Non voglio che li spendiate per altro». Quei soldi non possono essere usati per rifare la cucina. Devono essere messi da parte e utilizzati per quell’obiettivo preciso: investire nel futuro dei figli. Questo è un vincolo.


Nel bilancio del Comune accade qualcosa di simile: una parte delle entrate non usate e dunque accumulate negli anni passati può essere impiegata solo per determinate finalità. Nel 2026 il Comune utilizza circa 885.000 euro di avanzo per finanziare investimenti. Non sono soldi nuovi e non è un prestito: sono risorse già presenti in cassa, ma in parte legate a destinazioni specifiche.

La domanda vera: per cosa usiamo questi risparmi destinati al “futuro”?

 

USCITE

Dei quasi 7 milioni complessivi, oltre 4,2 milioni servono per la spesa corrente e circa 1,3 milioni sono destinati agli investimenti (il resto sono spese tecniche di partite di giro e anticipazioni di cassa).


La spesa corrente è ciò che permette alla casa di funzionare ogni giorno. È come pagare l’affitto, la luce e il gas, la spesa, l’assicurazione, le attività dei figli. Sono spese necessarie, come gli stipendi del personale, i servizi scolastici, il sociale, la manutenzione ordinaria, le utenze, la gestione quotidiana. Non sono scelte “visionarie”, sono le risposte a bisogni concreti.


Quando si accende il riscaldamento in inverno non c’è dietro una grande strategia: è una necessità. Quando si paga l’assicurazione dell’auto non è un atto creativo: è responsabilità.


Nel bilancio comunale del nostro comune succede lo stesso. Gran parte della spesa corrente risponde a esigenze evidenti e obbligate. Bisogna garantire l’illuminazione pubblica, pagare gli educatori, mantenere aperti gli uffici. Sono funzioni essenziali e importanti, ma non è in questa partita che si misura la capacità di dare una direzione nuova.


La vera differenza tra una famiglia che “va avanti” e una famiglia che “progetta il futuro” sta in ciò che fa oltre il necessario. Ed è qui che entrano in gioco gli investimenti.


Nel 2026 l’investimento principale riguarda il primo lotto della ciclopedonale di Barza, per circa 600.000 euro. Se torniamo alla nostra famiglia, è come dire: «Quest’anno il nostro grande progetto è rifare il vialetto d’ingresso». Non è una spesa inutile, ma è una scelta fatta tra tante possibili.



Percorso del primo lotto della ciclopedonale di Barza
Percorso del primo lotto della ciclopedonale di Barza

È previsto anche un secondo lotto della ciclopedonale di Barza, del quale non è ancora noto il tracciato. Per questo intervento si conta su un contributo regionale. Se il finanziamento non dovesse arrivare – ed è una possibilità – per completare l’opera sarebbero necessarie ulteriori risorse proprie; se non si usano neppure quelle si rischierebbe di lasciare la ciclopedonale a metà.


La domanda non è se il vialetto serva. La domanda è: è questo l’intervento che più cambia il futuro della casa in questo momento? Se sì, perché proprio questo?


Nel bilancio, oltre alla ciclopedonale, c’è l’ampliamento del cimitero (progettualità praticamente ereditata, costo 315.000 euro) e poi: manutenzioni straordinarie, opere viarie minori, interventi tecnici puntuali per circa 380.000 euro. Interventi necessari, certo, ma in larga misura manutentivi e infrastrutturali, che non imprimono una trasformazione al territorio e non delineano un asse chiaro di sviluppo per il triennio.


Questo bilancio ci racconta dunque di una famiglia prudente. Una famiglia che paga le spese necessarie, utilizza i risparmi accumulati e realizza un intervento importante sul “vialetto di casa”.


Ma quando si parla di futuro una famiglia non si limita a far quadrare i conti: si chiede dove vuole essere tra qualche anno, su cosa vale la pena investire davvero, cosa lascerà ai propri figli.


E deve anche essere pronta ad ascoltare il figlio quindicenne che protesta. Non perché sia capriccioso, ma perché rappresenta uno sguardo diverso sulla casa. Quel figlio chiede: «Perché adesso il vialetto e non la stanza che cade a pezzi?». In una famiglia sana, quelle domande non vengono liquidate con “vedremo” o cambiando discorso, portando l’attenzione altrove. Vengono ascoltate, discusse, motivate.


Le minoranze in Consiglio rappresentano proprio quel figlio: sono lì per chiedere coerenza, per pretendere spiegazioni.


Il bilancio 2026-2028, a nostro giudizio, risponde per lo più all’ordinario e non ha una strategia complessiva e riconoscibile di sviluppo per Ispra. Quello che ci ha risposto la sindaca non ha fatto che confermarlo.


Per questo il nostro voto è stato contrario (leggi la dichiarazione di voto).

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