Una sala civica alla ex Canottieri. Ma siamo sicuri?
L’Amministrazione Di Spirito ha deciso che alla ex Canottieri, in via Riviera, sul lungolago, ci sarà una nuova sala civica. L’incarico per il progetto di fattibilità tecnico-economica e il progetto esecutivo è stato affidato all’architetto Giovanni Buzzi, ex sindaco di Sesto Calende.
L’idea di una nuova struttura per l’aggregazione era tra gli obiettivi dell’Amministrazione, così come il recupero della ex Canottieri: negli strumenti di programmazione quell’area figura infatti tra gli interventi per lo sviluppo e la valorizzazione del lungolago, con un riferimento a nuovi servizi, turismo e fruizione da parte dei cittadini. Le due cose sono state messe insieme. Ma siamo sicuri che una sala civica sia la scelta giusta per quell’area? E che risponda agli obiettivi indicati nel programma della maggioranza?

Novantamila euro per la progettazione
La nuova sala civica è uno degli interventi più significativi comparsi nell’assestamento di bilancio portato in Consiglio comunale il 29 luglio: 90.720 euro stanziati sul capitolo «Costruzione nuova sala civica», soltanto per la progettazione. Noi abbiamo votato contro l'assestamento e la sala civica aiuta a spiegare anche il perché.
In quella manovra sono comparsi investimenti sui quali, a nostro avviso, al Consiglio è stato chiesto di mettere a disposizione risorse sulla base di un quadro ancora poco definito. È il caso dei 70.000 euro previsti per la progettazione e il cofinanziamento del campo di calcio per il quale non si è nemmeno entrati nel merito di una scelta importante come quella del manto sintetico, per un intervento che potrebbe costare fino a 1,2 milioni di euro (ma su questo torneremo in un prossimo articolo).
La sala civica è forse l’esempio più evidente: per la progettazione sono stati stanziati 90.720 euro, ma al Consiglio non è stata prospettata nemmeno un’ipotesi sul costo complessivo dell’opera, sulle dimensioni e sulle funzioni previste, sui bisogni ai quali dovrebbe rispondere o sulle eventuali alternative considerate.
I consiglieri di opposizione hanno cercato spiegazioni, senza però arrivare a capire quale ragionamento avesse portato a scegliere proprio quella funzione e quella localizzazione. Le risposte della sindaca Rina Di Spirito e della Giunta sono rimaste, per quanto ci riguarda, evasive: ci è stato sostanzialmente detto che avremmo visto il progetto, con l’aggiunta che sarà un’opera che tutti i Comuni ci invidieranno. “Vedere il progetto” non risponde però alla domanda che viene prima: perché si è deciso di farla proprio lì?
Una sala civica sul lungolago
Il luogo, per noi, è un punto fondamentale. Una sala civica è uno spazio di incontro e aggregazione: chi dovrà utilizzarla, per quali attività e quale rapporto avrà con la biblioteca, le associazioni, le scuole e gli altri luoghi pubblici del paese? Soprattutto, questa sala civica è pensata in una posizione decentrata rispetto al paese e in un contesto ambientale e paesaggistico particolare. È la collocazione più funzionale rispetto all’uso che se ne immagina o proprio la posizione sul lago suggerirebbe per quell’area una vocazione diversa? E quale impatto potrebbe avere una nuova struttura, a seconda delle sue dimensioni e caratteristiche, sul paesaggio e sull’ambiente circostante?
Alla ex Canottieri oggi c’è poco più di un bagno chimico – e no, non è il massimo – e certamente l’area merita di essere recuperata. Ma questo non significa che qualunque nuova funzione, o qualunque dimensione dell’intervento, sia automaticamente quella giusta.
Noi per la ex Canottieri immaginiamo una valorizzazione più legata al lago e al turismo. Una sala civica la pensiamo invece in una posizione più centrale e più vicina agli altri luoghi di aggregazione del paese. Non diciamo che questa sia l’unica soluzione possibile, ma è il confronto tra alternative come queste che avremmo voluto prima della scelta.
E intanto, a Sesto Calende...
In questi giorni si parla della Nuova Marna di Sesto Calende e, inevitabilmente, parte un libero gioco di associazioni. La Nuova Marna comprende una grande sala civica, affacciata anch’essa sull’acqua ma inserita in un contesto molto diverso dalla ex Canottieri di Ispra e all’interno di un intervento assai più ampio. In un articolo di VareseNews è emerso un aspetto tutt’altro che secondario: i costi di utilizzo e la necessità di individuare un modello di gestione che renda sostenibile l’apertura della struttura.
L’associazione viene spontanea anche per un’altra ragione. L’incarico per progettare la sala civica di Ispra è stato affidato a Giovanni Buzzi. Buzzi non ha progettato la Nuova Marna, sia chiaro, ma quell’opera la conosce bene: era vicesindaco quando nel 2019 venne presentato pubblicamente il progetto definitivo ed era sindaco quando, nel 2021, ne partì il cantiere.
E allora viene da chiedersi se per Ispra si immagini qualcosa di simile: una struttura importante, un auditorium, una sala per eventi o qualcosa di completamente diverso. Non ne abbiamo idea e il progetto di Ispra potrebbe non avere nulla a che vedere con la Marna. Ma è esattamente questo lo spazio che si apre quando le spiegazioni mancano e la comunicazione si ferma sulla soglia del “vedrete”.
Tra la decisione di realizzare una sala civica e il progetto che vedremo dovrebbe esserci la spiegazione dell’indirizzo dato al progettista: che cosa si vuole realizzare, a quali bisogni dovrà rispondere, chi dovrà utilizzarlo, quali dimensioni e costi si immaginano. Se queste informazioni mancano, quello spazio viene inevitabilmente riempito da domande e ipotesi.
Il problema, quindi, non è il nostro piccolo “viaggio mentale” fino a Sesto Calende: è che per capire che cosa l’Amministrazione abbia pensato per Ispra non dovremmo essere costretti a usare l’immaginazione. Il “vedrete” può creare suspense al cinema; qui stiamo parlando di spazi pubblici e soldi dei cittadini.
La maggioranza ha il diritto di scegliere e amministrare significa assumersi questa responsabilità. Ma proprio per questo le scelte vanno anche spiegate rendendo comprensibile che cosa si vuole fare con le risorse e gli spazi pubblici.
Ci sorprenderà davvero?
Con gli elementi che abbiamo oggi, consideriamo la scelta di costruire una sala civica alla ex Canottieri un azzardo, non perché pensiamo di avere in tasca una destinazione sicuramente migliore o perché abbiamo già deciso che il progetto sarà sbagliato, ma perché ci mancano ancora troppi elementi per capire le ragioni di quella scelta e valutarla nel merito.
Possiamo anche cambiare idea, ma vorremmo essere convinti dalle ragioni, non dalla promessa di un’opera che «tutti ci invidieranno».
Ora non resta che aspettare: le intenzioni della giunta Di Spirito le scopriremo guardando il progetto quando sarà pronto. A quel punto potremo forse fare qualche osservazione nel merito di quanto progettato, mentre sulla scelta di destinare la ex Canottieri a una sala civica non ci sarà più alcun margine: quella decisione è già stata presa.


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