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La scoperta dell’acqua... nell’area Ex Leva

Immagine del redattore: ispra cresce
ispra cresce
15 set
Tempo di lettura: 7 min

C’è un problema con l’acqua nell’area dell’Ex Camiceria Leva dove dovrebbere sorgere la nuova palestra? Sì, ma questa non è una scoperta recente. Il problema era noto anche a chi ha progettato gli interventi della trasformazione dell’area, tanto che il PII prevede un progetto per gestirlo – come è normale che sia. La novità che emerge leggendo lo studio commissionato dall’attuale Amministrazione (e che avrebbe dovuto essere un supporto per decidere se fare o meno la palestra) è semmai un’altra: alcune delle opere previste proprio per affrontare quelle criticità non risultano oggi concluse o pienamente funzionanti come da progetto.

Ed è forse da qui che bisognerebbe ripartire. Perché se la situazione idraulica è oggi più critica, vale la pena chiedersi anche che cosa sia successo nel frattempo: le opere previste dal PII sono state tutte realizzate? Sono funzionanti? Il Comune ne ha verificato il completamento? E quanto possono avere inciso sulla situazione attuale la loro mancata piena funzionalità, lo stato del colatore Baragiola e le modifiche intervenute nell’area?

 

Quello che ci è stato detto

Nel Consiglio comunale del 20 luglio scorso, la sindaca Rosalina Di Spirito aveva riferito che, dopo gli allagamenti verificatisi nell’area nel 2025 e 2026, erano stati approfonditi:

«gli elementi cardine relativi alla possibilità di costruire nell’area attualmente individuata per la palestra».

Aveva poi spiegato che il Comune aveva commissionato:

«uno studio geologico ai fini di un approfondimento idraulico-idrogeologico dell’area della costruenda palestra»

e che:

«Gli approfondimenti tecnici commissionati da questa Amministrazione hanno evidenziato criticità idrauliche e idrogeologiche che non possono essere ignorate. Si tratta di valutazioni tecniche che classificano l’area con livelli di rischio tali da imporre ulteriori verifiche prima di assumere decisioni definitive».

Ascoltando queste dichiarazioni, il quadro sembrava il seguente: gli approfondimenti commissionati dall’attuale Amministrazione avrebbero fatto emergere una situazione di rischio da richiedere nuove verifiche prima di decidere sulla palestra. Ispra Cresce e Ispra per Tutti hanno quindi chiesto di leggere lo studio.

 

Fonte: documentazione del PII Ex Camiceria Leva. Nel riquadro: Catia G. Spagnolo, capogruppo Ispra Cresce
Fonte: documentazione del PII Ex Camiceria Leva. Nel riquadro: Catia G. Spagnolo, capogruppo Ispra Cresce

Cominciamo da quello che lo studio non dice

Il documento è una valutazione “preliminare” e sono gli stessi tecnici a precisare che le informazioni contenute sono «essenzialmente qualitative» e che, per ottenere dati quantitativi sulle condizioni idrauliche dell’area, sarebbe necessaria una «modellazione idraulica dedicata».

Tradotto in un linguaggio meno tecnico, sono stati analizzati i documenti esistenti, effettuati sopralluoghi e fotografata la situazione, individuando problemi e criticità, ma non è stata realizzata quella simulazione idraulica che consentirebbe di calcolare concretamente portate, livelli raggiunti dall’acqua e livelli di rischio. Lo studio, quindi, non dice che la palestra non si possa costruire e, per il livello stesso dell’indagine svolta, non potrebbe arrivare a una conclusione di questo genere.

C’è poi un secondo aspetto importante: le classificazioni di rischio richiamate nella relazione non sono nuove classificazioni. La valutazione ripercorre documenti già esistenti, richiamando uno studio del 2005, nel quale l’area era classificata R4, e un successivo studio del 2010 che la collocava in P2, corrispondente a rischio R3. Un rischio noto. Risaputo.

Per questo l’affermazione fatta in Consiglio secondo cui gli approfondimenti commissionati dall’attuale Amministrazione avrebbero prodotto «valutazioni tecniche che classificano l’area con livelli di rischio» necessita almeno di una precisazione: lo studio richiama classificazioni già esistenti, non introduce una nuova classificazione del rischio dell’area. Ed è un dato tutt’altro che secondario, perché conferma ancora una volta che le problematiche di cui parliamo erano conosciute ben prima degli allagamenti del 2025 2 2026 e della decisione di commissionare questo approfondimento.

 

Il progetto del PII? È conforme

Il punto forse più interessante arriva quando lo studio prende in esame ciò che era già stato studiato per affrontare la parte idraulica, tanto che richiama espressamente il progetto di invarianza idraulica predisposto per la «complessiva trasformazione dell’area (costruzione del supermercato Tigros e Palestra)».

Il progetto di invarianza idraulica riguarda un’area complessiva di circa 39 mila metri quadrati e, poiché le caratteristiche del terreno e la presenza della falda non consentono di smaltire le acque attraverso l’infiltrazione nel sottosuolo, prevede di raccoglierle in un invaso e scaricarle successivamente nel Baragiola. L’invaso progettato ha una capacità di circa 2250 metri cubi e lo scarico viene fissato a 13 litri al secondo, proprio «al fine di limitare il sovraccarico sulla Roggia Baraggiola», prevedendo uno svuotamento nell’arco di 48 ore.

Il problema dell’acqua, dunque, non soltanto era conosciuto, ma sono stati studiati degli interventi per gestirlo. E su quegli interventi la valutazione tecnica scrive una cosa piuttosto netta:

«Analizzando la soluzione progettuale riportata nel documento di invarianza idraulica la si ritiene conforme alla normativa vigente».

È la frase immediatamente successiva, però, ad aprire il vero problema.

 

Il progetto c’è. Ma la situazione attuale è diversa

Lo studio continua:

«tuttavia la situazione attuale è in parte difforme rispetto al progetto in quanto risulta probabile che l’intervento non sia ancora da considerarsi concluso».

Ed è qui che la prospettiva cambia.

Durante il sopralluogo i tecnici trovano nell’invaso circa 80 centimetri d’acqua e rilevano che non vi sono evidenze di un adeguato svuotamento. Non è un particolare secondario: l’invaso serve ad accogliere l’acqua durante gli eventi meteorici e, se rimane già parzialmente pieno, si riduce il volume disponibile per farlo. Lo studio rileva inoltre che non sono stati individuati sistemi atti a limitare la portata inviata al Baragiola, mentre il progetto prevedeva espressamente una regolazione dello scarico per evitare di sovraccaricare il colatore durante le precipitazioni più intense.

A questo si aggiunge lo stato del Baragiola, il cui imbocco del tratto tombinato risulta parzialmente ostruito da vegetazione e materiale granulare. Le attività di sterro e riporto hanno inoltre modificato le quote di una parte dell’area e, secondo lo studio, l’innalzamento del terreno ha ridotto lo spazio naturalmente disponibile all’espansione delle acque, con il possibile aumento dei livelli nelle zone rimaste più depresse.

A questo punto una domanda diventa inevitabile: quanto delle criticità che vediamo oggi dipende dalle caratteristiche idrauliche dell’area, certamente note, e quanto può essere stato aggravato nel frattempo dalla mancata conclusione o piena funzionalità delle opere previste, dallo stato del Baragiola e dalle modifiche apportate alle quote del terreno?

È una domanda, non una conclusione. Ma è una domanda che lo stesso studio rende necessario porre.

 

Il rischio di esondazione? Lo studio non può escluderlo

Arriviamo così alla conclusione certamente più delicata. Sulla base degli elementi disponibili, lo studio afferma che:

«non è possibile garantire l’assenza di fenomeni di esondazione»

È un’affermazione seria e non avrebbe senso minimizzarla, ma altrettanto poco senso avrebbe isolarla dal resto dello studio e, soprattutto, dalle indicazioni fornite per intervenire.

Tra le misure proposte viene infatti indicata la necessità di modificare l’invaso e i manufatti ad esso collegati per renderli:


«pienamente efficienti e coerenti con il progetto di invarianza idraulica».

Viene inoltre richiamata la necessità di intervenire sul Baragiola, liberandone l’imbocco e migliorandone le condizioni di deflusso, mentre nello stesso studio viene segnalata l’assenza dei sistemi di regolazione dello scarico previsti dal progetto. C’è poi la raccomandazione che gli interventi siano accompagnati da una verifica attraverso modelli idraulici, così da passare dalle valutazioni qualitative dello studio a dati quantitativi su portate, livelli dell’acqua e rischio.

Questo veniva scritto a febbraio.

 

Da febbraio a settembre: che cosa è successo?

Nel Consiglio comunale del 20 luglio abbiamo appreso che le criticità emerse imponevano «ulteriori verifiche prima di assumere decisioni definitive» sulla palestra. Sono passati quasi sette mesi dall’emissione dello studio e quindi non ci interessa soltanto sapere che esistono criticità: ci interessa sapere che cosa sia stato fatto per affrontarle.

È stata commissionata la modellazione idraulica indicata nello studio? È stato verificato il funzionamento dell’invaso e dei sistemi di regolazione dello scarico? Qual è lo stato della sistemazione del Baragiola? Sono stati effettuati gli interventi indicati per migliorarne il deflusso? E soprattutto, è stato chiesto a Tigros di completare o correggere le opere che lo studio ha trovato non coerenti con quanto progettato?

Queste domande sono ancora più rilevanti perché non stiamo parlando di opere legate esclusivamente a una palestra che deve ancora essere costruita: il sistema di invarianza idraulica serve all’intero comparto: supermercato Tigros, parcheggi e superfici che esistono e vengono utilizzati già oggi.

Per questo Ispra Cresce e Ispra per Tutti hanno richiesto nuova documentazione all’Amministrazione, per sapere quale sia lo stato delle opere di invarianza idraulica, quando siano iniziati e perché si siano eventualmente interrotti i lavori di sistemazione, che cosa manchi rispetto al progetto approvato e quali verifiche o interventi siano stati effettuati o richiesti al soggetto attuatore dopo lo studio.

 

E in questi due anni chi doveva controllare?

C’è infine una questione che non riguarda più soltanto l’acqua, ma l’attuazione del PII.

La convenzione non lascia al soggetto attuatore la possibilità di realizzare o meno queste opere a piacimento: contiene obblighi precisi e il Comune deve effettuare verifiche sulla loro attuazione. Per la sistemazione del Baragiola, inoltre, il cronoprogramma indicava 67 giorni dall’inizio dei lavori.

Non sappiamo quando quei lavori siano effettivamente iniziati né per quale ragione si siano fermati. Ma se, come oggi appare, opere funzionali alla gestione idraulica dell’intero comparto sono state avviate e non concluse, diventa legittimo domandarsi che cosa sia accaduto nel frattempo.

Mentre per quasi due anni il dibattito politico si è concentrato sulla palestra (giustamente, perché si tratta di un’opera importante per la comunità), ci chiediamo oggi come siano state presidiate dall’Amministrazione le altre obbligazioni del PII? Sono state contestate al soggetto attuatore le opere mancanti? Ne è stato richiesto il completamento? Sono state verificate le condizioni dell’invaso e del Baragiola?

Non abbiamo ancora le risposte e quindi non attribuiamo oggi responsabilità che devono essere prima documentate. Ma non si può neppure far finta che queste domande non esistano.

 

La scoperta dell’acqua rischia di diventare un boomerang

Ed eccoci al cortocircuito.

Lo studio è stato fatto fare per capire se su quell’area si può costruire una palestra. Le criticità ci sono e vanno prese sul serio. Ma il problema dell’acqua era noto, il PII aveva progettato come affrontarlo e lo stesso studio ritiene conforme quella soluzione.

Oggi però è la situazione reale a essere in parte difforme dal progetto e alcune delle opere previste proprio per gestire l’acqua non risultano concluse o pienamente funzionanti. A questo si aggiungono le condizioni del Baragiola e le modifiche apportate alle quote del terreno, che lo studio indica tra gli elementi in grado di incidere sulla situazione attuale.

E allora la domanda finale non può essere soltanto “C’è un problema con l’acqua sotto la futura palestra?”. Deve essere anche: 

Quanto della situazione che vediamo oggi può essere stato aggravato, in questi due anni, dal mancato completamento delle opere previste e dalle condizioni di incuria in cui si trova l’area? E perché il Comune, nel suo ruolo di controllo sull’attuazione del PII, non è riuscito ad arrivare alla piena realizzazione e funzionalità di opere che servono all’intero comparto?

Se risultasse che una parte delle criticità utilizzate oggi per interrogarsi sul futuro della palestra è stata aggravata proprio dal mancato completamento o dalla mancata piena funzionalità delle opere progettate per affrontarle, allora lo studio commissionato dall’Amministrazione avrebbe davvero prodotto un curioso effetto boomerang.

E la scoperta dell’acqua, più che nuova, sarebbe decisamente… calda.

 
 
 

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