Contributi alle associazioni. La trasparenza non è un favore
- ispra cresce
- 1 ago 2025
- Tempo di lettura: 2 min
A Ispra abbiamo un problema con la trasparenza e la comunicazione. L’ultimo caso? I contributi comunali alle associazioni per il 2025.
Il 29 giugno, durante la festa per i 100 anni del Corpo Musicale Isprese, il sindaco Rosalina Di Spirito annuncia che alla banda sono stati assegnati più fondi rispetto allo scorso anno. Ottimo. Una bella notizia: il Corpo Musicale Isprese se lo merita.
Il contributo in questione è quello che ogni associazione può richiedere presentando domanda entro il 31 gennaio. La giunta valuta e decide a chi destinarlo e in che misura. I fondi, com’è ovvio, non sono infiniti. E quando le richieste sono tante, bisogna fare delle scelte. Fin qui tutto chiaro.
Poi, però, comincia a circolare la notizia che i contributi sono stati assegnati. L’Associazione Volontari Ispresi (AVI), che ha fatto regolare richiesta, non ha ricevuto alcuna comunicazione: né un sì, né un no. Nemmeno un semplice riscontro.
Qualche giorno dopo, viene pubblicata la delibera con l’elenco delle associazioni finanziate e gli importi assegnati. L’AVI non compare, pur avendo presentato domanda nei termini. Certo, può darsi che siano stati valorizzati altri progetti – ed è legittimo – ma resta un punto di fondo: la trasparenza.
La delibera non include l’elenco delle richieste escluse né le motivazioni. Non si sa chi è stato escluso, né perché. Nessun riferimento a eventuali domande respinte per ritardi o irregolarità.
A quel punto, l’AVI scrive al sindaco per chiedere chiarimenti. Non tanto per rivendicare il contributo, quanto per capire cosa non ha funzionato. La lettera viene inviata anche, per conoscenza, a tutti i consiglieri comunali. Ma quelli di minoranza non la ricevono (e fino a oggi, a distanza di quindici giorni, non l’abbiamo ancora ricevuta); quelli di maggioranza non lo sappiamo.
Vale la pena ricordare che quando una comunicazione arriva via PEC al protocollo comunale e viene indirizzata anche ad altri soggetti – come i consiglieri – è buona prassi (se non un dovere) inoltrarla ai destinatari. Se non si fa, si limita l’accesso a informazioni rilevanti. E si rompe un principio fondamentale: la trasparenza verso chi rappresenta i cittadini.
E allora viene da chiedersi: se non c’è nulla da nascondere, perché non inoltrare quella comunicazione in tutta serenità? Non farlo è un errore, anche sul piano politico. Perché alimenta dubbi. E quando i dubbi crescono, si drizzano le antenne.

Così siamo andati a leggere il Regolamento per la concessione dei contributi. A nostro avviso, alcuni articoli non sono stati rispettati. Per esempio: è previsto l’obbligo di dare risposta entro 60 giorni. E viene richiesto di garantire la trasparenza dell’intera procedura.
Per questo, insieme agli altri gruppi di minoranza, abbiamo consegnato un’interrogazione congiunta nell’ultimo Consiglio comunale per chiederne ragione e per avere maggiore chiarezza (il testo potete leggerlo a questo link oppure scaricarlo) .
Bastava poco per non finire ancora sotto la lente.
Bastava:
pubblicare l’elenco completo, compresi gli esclusi;
rendere noti i criteri e i verbali della selezione;
informare tutti, allo stesso modo.
La trasparenza non è un favore, è un obbligo.
E chi amministra ha il dovere – semplice e fondamentale – di garantirla.


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