Esserci non è uguale a condividere
- ispra cresce
- 23 giu 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 25 giu 2025
Partecipazione e comunicazione erano tra i cavalli di battaglia nel programma della lista Si amo Ispra:
“Gli ispresi hanno bisogno di essere ascoltati, informati, aiutati e riconosciuti appartenenti ad una comunità che desidera condividere una vita lieta, anche attraverso un progetto amministrativo accogliente e partecipato”.
Così c'era scritto... Una visione condivisibile, ed è proprio in nome di quella visione che ci interroghiamo su quanto sia stato finora realizzato.
A oggi, strumenti come:
un canale WhatsApp e altri strumenti per informare regolarmente i cittadini sull’operato dell’amministrazione
una piattaforma online per la partecipazione attiva dei cittadini
le Commissioni comunali previste dallo Statuto per consentire una attiva partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica
non sono stati concretizzati.
Presenza mediatica non è partecipazione
Indubbiamente questa amministrazione – e il sindaco in modo particolare – è presente. Così presente da far pensare, a tratti, al dono dell’ubiquità. La sua presenza è continua, visibile, fortemente comunicata: nei social, nei selfie, nelle piazze, negli eventi, formali o informali.
Ma esserci sempre e ovunque si traduce automaticamente in una reale condivisione dei processi decisionali? È davvero così la partecipazione attiva? Oppure stiamo confondendo la presenza con la trasparenza?
Dal nostro punto di vista, c’è una differenza sostanziale tra “comunicare” e “informare”, tra “ascoltare” e “coinvolgere davvero”. La comunicazione pubblica non può limitarsi alla dimensione visiva, né alla spontaneità degli incontri casuali.
Il caso della ciclopedonale
Nel novembre del 2024, l’amministrazione convoca un incontro pubblico per annunciare l’avvio dei lavori sulla ciclopedonale di via Varese, opera ereditata dalla precedente amministrazione. In quell’occasione il sindaco rassicura tutti affermando che, con gli stessi fondi, saranno realizzati ulteriori interventi per rendere subito fruibile e sicuro il tracciato.
In alcune slide vengono addirittura mostrate le modifiche previste. Ma, ad oggi, quei materiali non sono mai stati resi pubblici, e di molti degli interventi promessi non c’è traccia tanto che a giugno la giunta ha deliberato un atto di indirizzo per una variante che prevede il prolungamento del tracciato fino a via Brugherascia. Ma tutto il resto?
Noi non ce ne siamo dimenticati. Ne abbiamo scritto e nessuno ci ha smentito. Cosa è stato condiviso davvero in quell’incontro? Quali studi, quali progetti? È stata la condivisione di qualcosa di concreto o semplici ipotesi, promesse?
Un momento che doveva essere di trasparenza e confronto si è rivelato, nei fatti, un annuncio privo di continuità, senza aggiornamenti alla cittadinanza. Non è questo il modello di partecipazione che era stato promesso.
Una comunicazione tempestiva… ma non verificata
Un altro episodio che ci ha fatto riflettere riguarda il caso dei “falsi vigilanti”. È la fine di febbraio e alcuni cittadini segnalano la presenza di persone che stanno proponendo servizi di vigilanza porta a porta. Hanno modi molti insistenti e, comprensibilmente, le persone non si fidano. La sindaca diffonde allora un messaggio vocale dai toni allarmistici – “attenzione attenzione” – definendo quelle persone “truffatori travestiti da vigilanti” e invitando a fotografarli e segnalarli.
Poco dopo si scopre che lavorano per una società di vigilanza che propone servizi a pagamento (sono stati anche in altri comuni dove hanno annunciato che avrebbero svolto questo tipo di attività – cosa che hanno fatto anche a Ispra). Sarebbe bastato fare due telefonate per accertare la situazione. Invece, il messaggio è circolato a lungo, nelle chat di mezza provincia, alimentando preoccupazioni e confusione.
Comprendiamo l’intenzione di tutelare i cittadini. Ma comunicare, soprattutto da un ruolo istituzionale, implica prima di tutto verificare informazioni e fonti, evitare allarmismi, scegliere parole ponderate. In tempi di crescente diffidenza, la credibilità delle istituzioni si costruisce anche così.
Commissioni consiliari: un vuoto che pesa
Uno dei punti più chiari del programma elettorale parlava dell’istituzione delle commissioni consiliari, previste dallo Statuto e fondamentali per garantire rappresentanza, ascolto e trasparenza. A oggi, non ne è stata attivata nemmeno una. Nonostante la nostra richiesta, nel luglio 2024, di istituire almeno la commissione bilancio. Nonostante tutti i gruppi di opposizione abbiano comunicato di avere i propri rappresentanti da indicare.
Non serviva istituirle tutte insieme: bastava cominciare. Ma l’amministrazione non ha dato seguito, né fornito spiegazioni. E questo non per mancanza di risorse economiche – perché per le commissioni non servono – ma di volontà politica.
Le commissioni consiliari non sono un adempimento secondario. Sono uno strumento concreto per garantire che il confronto avvenga in forme regolate, pubbliche, accessibili. In strada si può parlare con tutti, ma non si costruisce così una partecipazione attiva che funzioni davvero.

Pazienza, coerenza e responsabilità
Come Ispra Cresce non ci stancheremo di insistere su questi temi. La partecipazione e la comunicazione non sono slogan, ma pratiche da costruire con pazienza, coerenza e responsabilità. Non basta esserci: serve mettersi in ascolto, aprire spazi di confronto, documentare ciò che si fa, spiegare le scelte.
Se anche voi pensate che si possa – e si debba – fare di più, fatecelo sapere.


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